LE PILLOLE PER LA PSICHE

Ho bisogno di psicofarmaci? Come posso saperlo?

I disturbi che interessano la mente, come quelli d'ansia o depressivi, sono per quanto riguarda la loro frequenza altrettanto comuni quanto quelli che provocano la febbre o altre malattie. Entrambi i tipi di disturbi si possono trattare anche con la chimica quando vogliamo accelerarne il processo di cura.

Quando abbiamo bisogno di affrontare, per esempio, i sintomi dell'influenza, possiamo ricorrere a un antifebbrile e farlo senza troppi pensieri. Analogamente, esistono farmaci dedicati al nostro benessere psichico.

Tuttavia, c'è una differenza importante da considerare. Se con i sintomi di un mal di testa abbiamo acquisito una certa confidenza e siamo in grado di identificarli con facilità immediata, il medesimo non si può dire per i sintomi psichici, che risultano più difficili da diagnosticare, a volte subdoli, fuorvianti, spesso non visibili dall'esterno.

Inoltre, mentre il paracetamolo può rappresentare una soluzione per chiunque, lo stesso non vale per uno psicofarmaco.

Per non affrontare da soli i segnali di un eventuale disturbo mentale, è quindi essenziale consultare uno psichiatra, il quale adotterà il tipo di terapia che meglio si adatta a noi e saprà riconoscerne la necessità.

C'è, comunque, una buona notizia in tutto ciò: la malattia mentale ha origini fisiche, quindi è suscettibile agli stessi effetti che le cure mediche producono in qualsiasi altra malattia.

Gli psicofarmaci si distinguono per la loro azione:

1. Antipsicotici; riducono i sintomi psicotici positivi quali i deliri (convinzioni rigide e irreali) e le allucinazioni (es. percepire voci che non ci sono). Si dividono in farmaci tipici (di 1' generazione), che agiscono sulla dopamina e farmaci atipici (di nuova generazione), che agiscono su dopamina e serotonina.

2. Antidepressivi; non solo per la depressione, ma anche per disturbi d'ansia e attacchi di panico. A causare la depressione come l'ansia sarebbe la diminuita disponibilità di alcuni neurotrasmettitori nello spazio tra un neurone e l'altro. Serotonina, noradrenalina e dopamina sono i bersagli del farmaco, volto ad aumentarne la trasmissibilità.

3. Stabilizzatori del tono dell'umore; in caso di emozioni instabili o di difficoltà nel controllare i propri impulsi. Fondamentali nel trattamento del disturbo bipolare.

4. Ansiolitici; si usano farmaci mirati oltre a quelli ad azione sedativa (ipnoinducenti). Questi agiscono per aumentare la funzione dell'acido γ-amminobutirrico (o GABA), un neurotrasmettitore inibitorio che riduce l'eccitabilità del cervello, inducendo calma e rilassamento.











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