DELIRIO
Se le mie idee non corrispondono ai fatti, tanto peggio per i fatti.

Il delirio è una relazione particolare che si instaura tra il pensiero e la realtà. Pensiero e mondo reale smettono di vivere separati. Laddove prima c'era un confine tra Sé e non sé, tra dentro e fuori, ora questo confine sfuma e si confonde. Non riconoscendo più la propria idea come tale, la persona la vive come se fosse un fatto che irrompe dall'esterno. L'idea non è più un prodotto della mente, ma della realtà esterna. Pensieri, paure e desideri vengono proiettati fuori ma percepiti come fatti che gli si impongono. Progressivamente, la realtà esterna è sostituita da una realtà interna e prende forma un mondo costruito dalla propria mente che risponde ai propri bisogni, desideri o timori. La guida dell'esperienza e della ragione viene meno. È reso "logico" l'assurdo. Il pensiero non è più uno strumento per comprendere il mondo, ma per sostituirlo. È perduta la libertà di riconoscere gli errori, di dimostrare ciò in cui si crede.
Il delirio è convinzione assoluta, non c'è dubbio, sospetto o paura. Non si tratta di immaginazione o fantasia. Chi fantastica sa che sta immaginando; nel delirio, la persona vive l'idea come realtà.
A differenza di un semplice errore di giudizio, il delirio implica una mancanza di alternative. Non cambia anche di fronte a prove contrarie, non per testardaggine, ma per una sincera convinzione di cui è vittima.
Le opinioni forti o irrazionali possono derivare da meccanismi di difesa senza essere considerate delirio. Qui nasce la confusione. Essere illogici o fanatici può essere una scelta complice di chi preferisce ignorare la verità a favore del mantenimento delle proprie convinzioni.
Il delirio è tale non tanto per il contenuto in sé, falso o plausibile che sia, quanto per la modalità con cui la persona vi si aggrappa.
Il delirio è inoltre caratterizzato dalla singolarità e dall'isolamento della propria visione. Una credenza culturale condivisa, per esempio, non è considerata delirio, poiché dipesa dal contesto sociale dove si è cresciuti e dalla coesione delle credenze. Il delirio si identifica in una realtà personale rifiutata dal consenso sociale, risultando quindi come una forma di solitudine forzata.
La mente di ognuno di noi è costantemente impegnata a comporre un puzzle: la realtà. Ogni informazione che riceviamo (un rumore, uno sguardo, una notizia) è un tassello.. Le persone logiche tentano di adattare i tasselli, scartando quelli che non si incastrano, mentre le persone illogiche cercano di forzare l'inserimento dei pezzi, consapevoli di questa anomalia. Chi vive un delirio, invece, non mette in dubbio il pezzo e, se non si integra lo ritaglia finché non combacia (così come fa con la realtà).
L'individuo percepisce il mondo esterno ma lo modifica interpretandolo come parte della propria illusione, escludendo il caso e ritenendo che tutto accada per lui. La realtà diventa così una manifestazione delle sue istanze. Non dialoga con la realtà, che diventa manifestazione della realtà desiderata.
Il delirio è una possibilità della mente. Il cervello non è uno specchio del reale: è un interprete, e proprio questa funzione interpretativa rende possibile, in determinate condizioni, la deriva delirante. Il pensiero umano è sempre una simulazione di ciò che c'è nella realtà esterna. Non è di per sé realtà intesa come specchio riflesso. Il pensiero è la funzione più lontana dal reale. La differenza tra pensiero normale e delirante, quindi, non risiede nell'esistenza di interpretazioni. La percezione è sempre mediata da aspettative e schemi mentali. Ciò che percepiamo è già filtrato e organizzato dal sistema cognitivo. Il pensiero produce significato, per sua natura non si limita a percepire ma attribuisce senso. Colleghiamo eventi, costruiamo spiegazioni, creiamo narrazioni. Il significato delle cose non è semplicemente "là fuori": nasce dall'attività interpretativa della mente. Il delirio non è qualcosa di completamente alieno, ma un'estremizzazione di ciò che è normale. Il confine tra interpretazione condivisa e interpretazione delirante non è assoluto ma di grado.
Talvolta la lucidità è accorgersi che il mondo è come è, non come lo vorremmo (pensa a "1984" di Orwell, "Il processo" di Kafka o "follia" di McGrath).
Il delirio può comparire in disturbi come la Schizofrenia, nei Disturbi Deliranti (ex Paranoia) o in episodi gravi del Disturbo dell'Umore o del Disturbo bipolare. Il delirio può inoltre derivare da abuso di sostanze o astinenza.